Interrogazione sulla chiusura del valico con la Svizzera, di Ponte Tresa

Questa il testo dell’interrogazione che ho presentato al Ministro degli affari esteri in merito alla chiusura del valico con la Svizzera, di Ponte Tresa.

Interrogazione a risposta scritta 4-14990

Martedì 13 dicembre 2016, seduta n. 713

GADDA. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale . — Per sapere – premesso che:
il 5 dicembre 2016, a seguito di un tentativo di rapina alla filiale della banca Raiffeisen di Molinazzo di Monteggio (Canton Ticino, Svizzera), le autorità elvetiche hanno disposto la chiusura di alcuni valichi ai confini con l’Italia, e precisamente quello commerciale di Ponte Tresa e quello di Cremenaga, distanti pochi chilometri l’uno dall’altro;
la chiusura ha interessato il confine stradale ed è proseguita per circa due ore, impedendo il passaggio anche ai cittadini italiani lavoratori frontalieri che intendevano fare ritorno a casa, non solo in auto ma anche a piedi lungo gli attraversamenti pedonali;
sono state circa 5 mila le persone interessate dal disagio e che sono rimaste incolonnate in attesa che le Guardie di confine svizzere consentissero nuovamente il passaggio di tutti i mezzi, auto, moto e furgoni;
l’articolo 22 del regolamento UE 2016/399 del Parlamento europeo (codice frontiere Schengen) dispone in via generale che «le frontiere interne possono essere attraversate in qualunque punto senza che sia fatta una verifica di frontiera» e all’articolo 24 del medesimo regolamento è disposto che «gli Stati membri eliminano tutti gli ostacoli allo scorrimento fluido del traffico presso i valichi di frontiera»;
il regolamento in argomento consente in via eccezionale e per periodi limitati di tempo in caso di «minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza interna di uno Stato» il ripristino di detti controlli, secondo le procedure indicate nei successivi articoli;
all’interrogante appare che la chiusura del valico di frontiera avvenuta il 5 dicembre sia stata disposta in violazione del Regolamento, sia per quanto concerne la procedura seguita, sia per quanto concerne la giustificazione addotta che non sembrerebbe rientrare tra quelle previste dall’articolo 25 del regolamento stesso;
risulta inoltre che le autorità italiane non siano state prontamente avvisate, esponendo in questo modo i valichi italiani a una situazione potenzialmente pericolosa sotto il profilo dell’ordine pubblico;
all’interrogante preme sottolineare che questo episodio giunge al termine di una serie di atti e comportamenti ostili ai danni dei lavoratori transfrontalieri italiani, perpetuati in Cantone Ticino ormai quotidianamente;
con la mozione Borghi ed altri n. 1/00952 il Governo pro tempore è stato impegnato a chiedere un chiarimento formale alla Confederazione elvetica in merito alle numerose decisioni discriminatorie assunte dal Canton Ticino in contrasto alla libera circolazione delle persone;
risulta quanto mai urgente un intervento del Governo presso le autorità federali svizzere, in linea con quanto previsto dalla mozione sopra citata, affinché non si ripetano azioni unilaterali lesive dei diritti dei lavoratori transfrontalieri italiani e delle prerogative dello spazio Schengen di cui la Svizzera fa parte dal 2008 –:
quali iniziative il Governo intenda assumere immediatamente affinché non si ripetano azioni unilaterali da parte svizzera, ad avviso dell’interrogante in violazione del trattato di Schengen, e lesive dei diritti dei cittadini italiani lavoratori transfrontalieri;
se il Governo intenda richiedere un chiarimento formale alla Confederazione elvetica in merito alla chiusura del valico di frontiera di Lavena Ponte Tresa avvenuto, il 5 dicembre 2016. (4-14990)

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