«Non in sintonia con le persone» – la Prealpina

Gadda fa autocritica ma «lavoro per il Paese»

«Eppure il lavoro di questi anni è stato compiuto per rimettere in piedi il Paese». Anzi, a dirla fino in fondo, senza nemmeno prendere fiato, buttando fuori quel rospo che rende amara una giornata altrimenti bellissima per la conferma alla Camera: «È stato compiuto per le persone più fragili. Io personalmente ho scritto una legge in tal senso». La legge Gadda, appunto, contro lo spreco alimentare. Eppure, eppure, ma qualcosa non ha funzionato. Forse nella comunicazione. Probabile. E molti di quanti potevano riconoscersi nel Partito democratico, domenica nel segreto della cabina elettorale, non si sono riconosciuti. Dunque, il messaggio non è arrivato a destinazione. O no? «Beh, sì. Siamo un partito tradizionale, è più difficile. A un certo punto non siamo stati più in sintonia con le persone. Ecco, dobbiamo riprendere il legame affettivo e di fiducia con le persone. Si può fare soltanto facendo il nostro dovere in Parlamento». Che, alle 19.30 di ieri, per la deputata varesina Maria Chiara Gadda è soltanto dai banchi «di opposizione».

Altri scenari al momento nemmeno passano per la testa. Almeno a queste latitudini. Così, attendendo la formalità di un’elezione praticamente sicura nella quota proporzionale come capolista nel collegio di Varese e candidata sempre nei listini in altre zone, l’onorevole del Pd a 38 anni rimane una delle più giovani parlamentari della provincia pur essendo ormai una veterana. Data l’impegnativa legislatura che si lascia alle spalle. Infatti, ovviamente soddisfatta per il suo risultato personale, al di là dell’inevitabile ammissione su qualche problema di comunicazione agli elettori (se proprio si vuole andare a cercare l’errore del partito dopo un crollo tanto netto), Maria Chiara Gadda ha già la guardia alzata per tornare a Montecitorio e controllare che le «tante facili promesse» sparse in campagna elettorale dagli altri, in particolare MoVimento 5 Stelle e Lega, siano mantenute. L’elenco è consistente: abolizione della legge Fornero, reddito di cittadinanza, flat tax al 15 per cento, blocco degli sbarchi, rimpatrio di 600mila migranti. Saranno state pure facili, ma hanno fatto presa. «Attenderemo di poterle valutare in aula».

Sfida lanciata. Del resto, a lei, renziani della prima ora, anzi elemento di spicco e successo della nouvelle vague in rosa esplosa nel Pd intorno alla leadership di Matteo Renzi, la grinta non è mai mancata. E non manca neppure ora davanti all’impietoso esito delle urne. «Ringrazio tutti coloro che sono stati con me in questa campagna elettorale e che hanno lavorato con me negli ultimi cinque anni per portare in Parlamento tante proposte che potessero migliorare la vita delle persone», aggiunge allora con tono determinato, a certezza ormai acquisita della conferma alla Camera. «Farò lo stesso anche dall’opposizione. Per me è un onore rappresentare il partito e sono fiera di rappresentare gli iscritti».

Comunque. Convinta che «chi vince governa e chi perde fa opposizione». Dunque: «Ritengo che il Pd svolgerà con grande determinazione questo ruolo, senza indugi o accordicchi».

Ma le dimissioni di Renzi? «Non si è dimesso», si affretta a precisare la deputata varesina, riferendosi al particolare del posticipo a dopo la formazione del Governo. «In questa fase delicata c’è bisogno di una guida. Queste sono settimane difficili per il Paese. Poi, come ha sempre fatto, il partito deciderà: servirà, una volta per tutte, la legittimazione del segretario. Però…». Però? «Spero che si possa camminare insieme senza più farsi del male ogni giorno».

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