Si aprono le “Miniere Urbane” – la Stampa

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Si aprono le “Miniere Urbane”

Un progetto che parla di riuso di materiali e prodotti nell’edilizia e nel design si sviluppa da domani 23 marzo, data di apertura di Fa’ la Cosa Giusta, al 15 aprile per il Fuorisalone milanese

Il termine “miniera” indica il giacimento e la macchina operativa che ne rende disponibili le risorse attraverso la loro estrazione. Allo stesso modo il progetto Miniere Urbane, ideato da Giacimenti Urbani con Cure, cerca di mettere a sistema l’attitudine al riuso, iniziando a considerare il contesto urbano come un giacimento da trasformare in miniera. Una miniera più sostenibile e più vicina alla nostra quotidianità, ricca di materiali da scoprire, rispetto ai quali immaginare possibili applicazioni.

Pale eoliche che fungono da strutture per parchi giochi, facciate rivestite di porte, finestre, cartelli stradali, scarti di lamiera tagliata a laser. Sono cartelli stradali con colori diversi – azzurro, verde, bianco – secondo la diversa funzione – percorso lungo, percorso locale, percorso urbano – quelli contraddistinguono le tre diverse facciate del Museo dei Trasporti di Lucerna, piuttosto che lamiera il rivestimento della Afvalbrengstation, la ricicleria di Amstelveen, vicino ad Amsterdam.

Sono solo alcuni degli esempi delle venti architetture selezionate – sotto i nomi degli studi selezionati – per la mostra Biblioteca del riuso – Edilizia Circolare, ideata e prodotta da Giacimenti Urbani con Cure, con il sostegno di Fondazione Aem, che sarà a Fa’ la cosa giusta dal 23 al 25 marzo.

Tra queste, simbolo dei simboli, Pavillion di Cop21, costruito dallo studio Encore Hereux, sede della Conferenza delle parti sul clima tenutasi a Parigi nel dicembre 2015 – subito dopo gli attentati -, ha una facciata realizzata con 180 porte recuperate da una ristrutturazione edile attuata nel 19° arrondissement e il 60% dei materiali recuperati nei cantieri, da ordini errati e giacenze inutilizzate.

L’idea della mostra, allestita dalla Studio Bonessaassociati, e interamente centrata sul concetto di riuso, nasce qualche mese fa, quando il pionieristico SuperUse Studios ha cercato partner italiani coerenti con il tema per importare in Italia la Oogstkaart.org o Harvestmap olandese. Una piattaforma di scambio materiali e prodotti tra professionisti dell’upcycling, che mette in relazione la domanda con l’offerta di materiali e beni non utilizzati. Ovvero giacenze d’invenduti, surplus di produzione, scarti di lavorazione e molto altro, suddivisi in 10 categorie di materiali: legno, plastica, tessili, metallo, vetro, elettronica, pietra, chimici, organico, carta e cartone.

Un’opportunità interessante per trasformare in una miniera di materia veri e propri giacimenti che di norma giacciono inutilizzati in molte piccole e grandi aziende. L’esperimento in Italia, da Cesar Peeren con il Politecnico di Milano e finalizzato alla ristrutturazione di una villa del comasco con materiali recuperati nelle aziende limitrofe, si è consolidato grazie alla collaborazione con Giacimenti Urbani e con il supporto dell’Ambasciata del Regno dei Paesi Bassi che ha consentito la traduzione e l’implementazione dell’edizione italiana.

Gli interessati potranno caricare i materiali che vogliono mettere a disposizione direttamente sul sito di Harvest Map Italia – presentazione Sala Chico Mendes, venerdì 23 marzo alle 17.00, Fieramilanocity –. I prodotti dovranno essere definibili come beni e non come rifiuti, ovvero rientrare nel Decreto Sottoprodotti ( DM 13/10/2016 N. 264 ). Per essere tali dovranno derivare da un processo di produzione – p.es. la demolizione non è produttiva e quindi produce rifiuti -, avere la garanzia di essere utilizzati, non subire ulteriori trattamenti ed essere usati tal quali sono.

Un confine a volte esile. “Si tratta” dice Maria Chiara Gadda, deputato parlamentare che ha portato ad approvazione la legge omonima o legge contro lo spreco di cibo:” di una problema di definizioni, il confine tra bene e rifiuto non è sempre facile da individuare. In molti casi il contesto normativo deve essere aggiornato andando incontro alle esigenze di soggetti all’avanguardia che vogliono cambiare il mondo secondo i principi dell’economia circolare, mentre la legge ancora non lo consente”.

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