Un anno di battaglia contro lo spreco: il recupero cresce con punte del 20% – la Repubblica

Un anno di battaglia contro lo spreco: il recupero cresce con punte del 20%

L’Osservatorio Waste Watcher: 9 cittadini su 10 sono allarmati dallo sperpero del cibo che vale circa l’1% del Pil. Le tonnellate di alimenti recuperati dal circuito Coop sono passate in 12 mesi da 5.140 a 6.000

di ANTONIO CIANCIULLO

ROMA – Il 14 settembre 2016 è entrata in vigore la legge Gadda sullo spreco alimentare, la seconda norma di questo tipo in Europa dopo quella votata in Francia. A un anno di distanza arrivano, dalla grande distribuzione e dall’Osservatorio Waste Watcher, i primi dati. Le Coop, che avevano fatto partire in anticipo le linee contenute nella legge Gadda, nell’arco di 12 mesi hanno registrato un aumento del recupero di alimenti che sfiora il 20%. Nell’arco del 2016 le tonnellate di merci che invece di finire in discarica sono state donate è passata da 5.140 a 6.000, il valore dei beni recuperati da 24 a 28 milioni, il numero di associazioni di volontariato coinvolte da 800 a 943, i pasti gratuiti garantiti da 6 a 7 milioni.

“Inoltre il 70% delle nostre donazioni riguarda prodotti freschi e freschissimi: è un modello praticamente a chilometri zero dal punto vendita grazie alla capillarità della rete di associazioni coinvolte e alla legge Gadda che semplifica le procedure: è una norma che può fare da battistrada in Unione Europea nel momento in cui si stanno definendo le linee-guida sulla donazione di cibo”, spiega Stefano Bassi, presidente Ancc-Coop.

Il trend positivo ci sta facendo guadagnare posizioni in Europa: gli italiani quanto a chili di rifiuti pro capite l’anno sono a quota 164: meglio dei Paesi del Nord (187 chili la Svezia, 184 la Norvegia, 180 la Finlandia), della Spagna (179), della Germania (171). E soprattutto mostrano una maggiore propensione a leggere le etichette e dunque a controllare le date di scadenza: lo fa sempre il 67% degli italiani rispetto al 58 degli europei.

La conferma del miglioramento arriva dall’Osservatorio Waste Watcher (Last Minute Market / Swg): la sensibilizzazione intorno al tema spreco cresce e la raccolta aumenta. Sette persone su 10 sono a conoscenza della nuova normativa – e oltre il 91% considera grave e allarmante la questione spreco legata al cibo, mentre l’81% dei cittadini si dichiara consapevole che il cambiamento deve avvenire partendo da stessi e dalla propria famiglia, nel quotidiano.

“L’impegno attuato finora sta dando i suoi frutti: il 96% degli italiani insegna ai figli a non sprecare. Ma lo sperpero domestico vale l’80% del totale: c’è ancora molto lavoro resta da fare”, aggiunge il direttore scientifico di Spreco Zero, Andrea Segrè. “Fra i nostri obiettivi prioritari c’è la proclamazione di un Anno europeo sullo spreco alimentare, una questione globale richiede campagne capillari perlomeno a livello dei paesi Ue”.

Una piena applicazione della legge Gadda, cioè l’azzeramento dello spreco alimentare, darebbe un contributo importante anche in termini economici. Vale infatti oltre 3,5 miliardi di euro annui lo spreco alimentare nella sola filiera produttiva e distributiva, ovvero dai campi (946 milioni di euro) alla produzione industriale (1,12 miliardi di euro) passando per la distribuzione (1,44 miliardi di euro). Cifre in sé importanti, ma sommandole allo spreco alimentare domestico si arriva a oltre 15,5 miliardi di euro gettati ogni anno: circa l’1% del Pil.

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